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sabato 22 agosto 2009

La Consonanza

Può essere considerata una forma di paronomasia. E' la somiglianza di suono fra due parole, creata dal fatto che le lettere finali sono identiche, tranne la vocale accentata.

Si ha per esempio, consonanza fra le seguenti parole:

Cielo - Solo
Sedendo - Mirando
Amato - Avuto

lunedì 5 maggio 2008

Rappresentazione grafica di parole: abbreviazione

Rappresentazione grafica di parole, formule o frasi mediante l'omissione di lettere e la sostituzione di esse con segni convezionali. E' presente già nell'epigrafia e nella numismatica antica. Mentre in greco venivano troncate soprattutto le lettere finali, nelle iscrizioni latine prevalevano le sigle, ossia le singole lettere iniziali, in sostituzione delle parole (per singulam litteram). Per esempio S.P.Q.R. senatus populusque romanus; A.V.C., ab urbe condita; EQ.R., eques romanus. L'uso delle abbeviazioni caratteristico anche dello stile epistolare romano (s.p.d., salutem plurimam dicit), si estese soprattutto nei codici manoscritti cristiani dal IV al VI secolo. (IHS, Jesus; DMS, Dominus). La paleografia si occupa della loro interpretazione, come delle numerosissime notae iuris ossia delle complicate formule giuridiche dei testi latini. Poichè la loro frequenza e arbitrarietà rendevano difficili ai giudici le interpretazioni delle leggi, Giustiniano nel 533 ne proibì l'uso. Tuttavia le abbreviazioni restarono in vita nei monasteri delle Isole Britanniche delle quali si diffusero in tutta Europa, soprattutto nel Medioevo, quando la pergamena era rara e costosa. Il numero crebbe con la scrittura gotica (secolo XIII e XVI). I sistemi più noti di abbreviazione sono:

a) per tronamento, quando la parola perde qualche lettera finale o è ridotta a sigla;
b) per contrazione, ossia quando vi è l'omissione di lettere o sillabe nel corpo della parola;
c) vi sono dei segni convenzionali della scrittura tachigrafica ereditaria delle note tironiane.

La stampa del secolo XVI adottò le abbreviazioni più comuni
e la Cancelleria della Curia Vaticana ne favori la proliferazione.

martedì 29 aprile 2008

Figure grammaticali

Forme non ordinarie e non propriamente corrispondenti alle regole, che tuttavia si usano per dare vivacità e rapidità al discorso. Si suddividono in figure grammaticali di costrutto o sintattiche e figure grammaticali di parola. Nelle prime osserviamo: omissione di qualche parte del discorso (ellissi, asindeto, zeugma); ricchezza di termini superflui (pleonasmo, polisindeto, litote, ripetizione); corrispondenza di parole con suoni analoghi (paronomasia, omoteleuto); ravvicina-namento di termini con significato analogo od opposto (parallelismo, endiadi, sinonimia, gradazione, antitesi, paradiastale, bisticcio); eliminazione di corrispondenza nette varie parti del discorso (sillessi, etiallage); inversione dell'ordine usuale delle parti del discorso (chiasmo, iperbato, prolepsi). Le figure grammaticali di parola possono essere: foniche (contrazione, crasi, dialefe, assimilazione, caduta di consonanti, rotacismo, metatesi, tmesi, antitesi, protesi, epentesi, paragoge, aferesi, sincope, apocope); metriche (sistole, diastole, dieresi, sineresi); etimologiche (analogia, etimologia popolare, onomatopea, catacresi, metalessi, antifrasi, eufemismo); morfologiche (eteroclisia, contaminazione, anomalia).